
BREVE STORIA DELLA LETTERATURA BASCA
a cura di Euskal Idazleen Elkartea
![]() ![]() ![]() ![]() Capita che più avvenimenti accadano nello stesso periodo. Prendiamo per esempio il 1975. Ha visto la morte del dittatore Francisco Franco e anche quella del poeta Gabriel Aresti [foto 1]. Entrambi esercitarono un’influenza diretta sulle attività culturali. Case editrici fiorirono ovunque. C’era abbondanza di buona volontà ma scarsità di mezzi; ci sarebbero voluti alcuni anni prima che queste iniziative acquistassero una certa solidità. Le riviste letterarie che finirono per essere una palestra per molti scrittori, emersero in maniera simile. La prima fu “Estela”. Un giovane iniziò a firmare i suoi primi lavori con lo pseudonimo di Bernardo Atxaga, mentre un altro, Koldo Izagirre, mise in moto gli ingranaggi di quell’impresa rischiosa, e nella prima pubblicazione (su “Panpina Ustela”), la loro evidente devozione alla letteratura poteva già essere individuata. Dopo quella pubblicazione, ne nacquero altre due, “Mermelada Ustela” e “Zorion Ustela”, edite da Izagirre e da Ramon Saizarbitoria. Quella fu la fine dell’avventura di “Estela”, ma non la fine del movimento legato alla rivista. “Pott” (che ebbe come compagni di viaggio a partire dal 1980 Joseba Sarrionandia, Bernardo Atxaga, Ruper Ordorika, Manu Ertzilla e Jon Juaristi), “Susa” (fondata nel 1979 da studenti collegati all’università di Donostia-San Sebastian), “Oh! Euzkadi” (nata nel 1980 per opera di Izagirre e Saizarbitoria), “Maiatz” (pubblicata dal 1982 in poi nei Paesi Baschi del Nord): esse si rivelarono tutte trampolini di lancio per gli scrittori. La narrativa negli anni novanta: guardandosi intorno Quando arrivarono gli anni novanta Bernardo Atxaga [foto 2] e altri come lui passarono al crudo realismo. “Behi baten memoriak” (1991) di Atxaga può essere considerato il ponte tra i due mondi perché, nonostante in quel romanzo fossero presenti alcuni tocchi fantastici (la protagonista è una mucca parlante), il contesto (la Guerra civile spagnola) era totalmente realistico. In seguito apparvero “Gizona bere bakardadean” (1993) e “Zeru horiek” (1995) che rappresentavano i personaggi che avevano a che fare con il conflitto basco. In entrambi i romanzi lo scrittore gipuzkoano affronta il tema dell’essere umano e della sua solitudine. Per quanto riguarda Anjel Lertxundi [foto 3], il suo “Carla” (1989) segnò la fine di un’era della narrativa e l’inizio di una nuova. Se lo scrittore originario di Orio aveva fino ad allora guardato agli stili narrativi sudamericani, da quel romanzo in poi si immerse totalmente nella tradizione europea. Il primo chiaro risultato fu “Kapitain Frakasa” (1991), che ha reminiscenze dello stile poliziesco di Graham Greene. Nelle opere successive, l’autore rimase immerso nella tradizione europea per dare una moderna e aggiornata interpretazione di temi come l’immortalità, il diavolo e la morte. La casa editrice Alberdania creò la collana “Ifrentzuak” appositamente per collocare questi lavori. Essa comprende: “Otto Pette” (1994), “Azkenaz beste” (1996), “Piztiaren izena” (1995), “Letrak kalekantoitik” (1996) e “Argizariaren egunak” (1998). “Zorion perfektua” (2003) è l’ultima opera di questo scrittore piena di innovazioni stilistiche e tematiche, se messa a confronto con i suoi lavori precedenti. Racconta la storia di come una donna che ha subito un’aggressione in gioventù ricorda il fatto. Intanto, Ramon Saizarbitoria [foto 4] ruppe 19 anni di silenzio con la pubblicazione di “Hamaika pauso” (1995). Questo romanzo potrebbe essere considerato, da una parte, una sintesi di tutto ciò che egli ha fatto fino a quel momento, perché in esso riconosciamo gli esercizi di stile che era solito fare, dall’altra, perché il contenuto ha la precedenza sull’attenzione alla struttura dei libri che seguirono in rapida successione. |
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